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de Edward Gibbon

"Storia della decadenza e rovina dell'impero romano, volume 08" by Edward Gibbon is part of a six-volume historical work published between 1776 and 1789. This monumental history traces Western civilization from the height of the Roman Empire through the Islamic and Mongol conquests to the fall of Constantinople in 1453. Gibbon's use of primary sources established him as "the first modern historian of ancient Rome." His work combines meticulous scholarship with literary elegance, though his controversial views on Christianity and the Byzantine Empire sparked fierce debate. (This is an automatically generated summary.)

Así empieza

Stato del Mondo Barbaro. Stabilimento dei Lombardi sul Danubio.
Tribù e scorrerie degli Schiavoni. Origine, impero ed ambascerie
dei Turchi. Fuga degli Avari. Cosroe I ossia Nushirvan re di
Persia. Suo regno fortunato, e guerra coi Romani. La guerra
Colchica o Lazica. Gli Etiopi.

[A. D. 527-565]

La nostra maniera di valutare il merito degl'individui è relativa alle
comuni facoltà dell'uman genere. Gli ambiziosi sforzi del genio o della
virtù, sì nella vita operativa che nella speculativa, vengono misurati
non tanto secondo la real loro grandezza, quanto secondo l'altezza a cui
giungono, sopra il livello del loro secolo e della lor patria: e quella
stessa statura che fra un popolo di giganti non verrebbe avvertita, fra
una schiatta di Pigmei apparirà riguardevole. Leonida, ed i suoi
trecento compagni sacrificarono la vita alle Termopili; ma l'educazione
del fanciullo, dell'adolescente e dell'uomo avea preparato, e quasi
assicurato questo memorabil sacrifizio; ed ogni Spartano dovette
approvare, piuttosto che ammirare un atto di dovere, di cui egli stesso,
ed ottomila de' suoi concittadini sarebbero stati egualmente capaci[1].
Il Gran Pompeo potè inscrivere sopra i suoi trofei, che vinto egli avea
in battaglia due milioni di nemici, e sottomesso mille cinquecento città
dalla Palude Meotide sino al Mar Rosso[2]. Ma la fortuna di Roma volava
dinanzi alle sue aquile; le nazioni erano domate dal loro proprio
terrore, e le invincibili legioni che egli comandava erano state formate
dalla consuetudine della conquista e dalla disciplina dei secoli.
Riguardato da questo canto il carattere di Belisario può meritamente
esser posto al di sopra degli Eroi delle antiche Repubbliche. Nascevano
le sue imperfezioni dal contagio dei tempi; proprie di lui e libero

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