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de Felice Cavallotti

Portada de Alcibiade : $b scene Greche in dieci quadri de Felice Cavallotti

"Alcibiade: scene Greche in dieci quadri" by Felice Cavallotti is a dramatic work written in the late 19th century. The book is likely a historical drama, drawing upon the life and times of the Athenian figure Alcibiades, set against the backdrop of classical Greece during the Peloponnesian War. The main character is clearly Alcibiades himself, accompanied by major historical figures such as Socrates and Aspasia, with a focus on Athenian society, politics, and culture. The work explores the intricacies of Greek life, interweaving personal, political, and philosophical themes. The opening of the book unfolds as an extensive and personal preface by Cavallotti, describing not just the origins of the play but also the challenges he faced bringing it to completion and the stage. The account mixes autobiographical detail—including his evasion of censure and arrest in Italy, the process of writing in rural retreat, and the setbacks and eventual success in theatrical productions—with strong r

Así empieza

Via Marino, Num. 3.
1884.

La mattina del 23 di giugno dell’anno di grazia 1873, pubblicandosi
in Milano il volume delle mie Poesie, e nell’aria fiutando che
il medesimo non avrebbe forse incontrato i gusti letterarj della
Regia Procura; avendo, d’altro canto, ritrovato di mio mediocre
soddisfacimento l’alloggio che nel Palazzo di Giustizia alla cella
N. 50 mi era stato per parecchi mesi fornito dal Regio Erario negli
anni di grazia 1870 e 1871, e non nutrendo che un desiderio languido
di ritornarvi: per questi ed altri motivi mi alzai quella mattina con
un prepotente bisogno di andare a prendere un po’ d’aria fresca sul
lago. E col primissimo treno per Arona me ne venni alla bella Meina,
specchiante nel Verbano la verzura de’ suoi clivi e le casette bianche,
pulite: e da Meina — visto e considerato che lì, in riva al lago,
c’erano troppi villeggianti e curiosi — su, per la montagna, a Ghevio,
romito villaggio dell’alto Vergante, — al capo estremo della valle
che la Tiasca spumosa, tortuosa, chiassosa attraversa, correndo ver’
Meina alla foce. Il mio Ghevio, dove bambino venivo, nella casa dello
zio, con mio fratello e mia sorella, e i cugini, a passar le vacanze
della scuola: dove sono i ricordi della mia fanciullezza e il prato ove
piccini si faceano le gare delle corse: e delle corse vincitrice talora
era anche lei — la bionda vestita di cielo — che vidi più tardi per
le vie del mondo un momento rifulgere e sparire:

la s’è racchiusa di nubi in un velo
la diva bionda vestita di cielo!

il mio Ghevio ove s’andava per greppi e boscaglie e per siepi, in
traccia di funghi e ciclamini, e di nidi e topolini color bianco e
nocciuola; e sempre vi zampilla la fontanella lungo il sentiero
della montagna, che ci vedea su la prim’alba in

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