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Historia Italiano 6 capítulos

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de Cesare Cantù

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"Storia degli Italiani, vol. 12 (di 15)" by Cesare Cantù is a historical account written in the late 19th century. This volume offers a detailed narration of significant events in Italian history, focusing particularly on the political intrigue and wars associated with the Papal States and the prominent figures involved during this turbulent period. The text delves into the complex relationships between papal authority, regional dukes, and the impact of foreign powers in Italy. At the start of this volume, the narrative introduces the political landscape of early modern Italy, detailing the role of the papacy and its significant influence on Italian territories such as Ferrara and Urbino. It discusses the elective nature of the papal office and the controversial political maneuvering in the conclaves that followed a pope's death. Through character-driven anecdotes and historical examples, Cantù presents the interplay between powerful families, like the Barberinis and the Farneses, and

Así empieza

I Pontefici. Ferrara e Urbino. Guerra di Castro. Contese pel
giansenismo e per la regalia.

La natura elettiva del sovrano a Roma portava per ciascuna vacanza una
rivoluzione. Appena il papa avesse chiuso gli occhi, prorompevasi a
sparlarne quando più non era pericolo, e a sbottonare i favoriti di
esso; generalmente il nuovo eletto congedava il segretario di Stato
del predecessore, e con gente nuova e inesperta cambiavasi e politica
e amministrazione. L’Impero, Spagna, Francia, Savoja intrigavano
nel conclave per mettere la tiara a un loro benevolo, usufruttando i
voti di cui ciascuna disponeva. Per ispirazione, cioè ad unanimità,
o per compromesso eleggeasi rarissime volte; le più per iscrutinio,
dov’è necessario l’accordo di due terzi dei cardinali presenti. Fra
i parteggianti orzeggiava un battaglione volante di cardinali,
insufficienti a eleggere, bastevoli ad escludere: il che prolungava le
vacanze, durante le quali l’amministrazione sfasciavasi, la giustizia
si rilassava, ricomparivano le bande.

Gregorio XV nel breve regno tentò riparare agli abusi del conclave:
ma come, se tanti ne faceano profitto? Matteo Barberini di Firenze,
arricchitosi ad Ancona trafficando, gli successe col nome di Urbano
VIII (1623). D’età fresca, avvezzo agli affari, di salute atletica,
d’ingegno ameno, leggeva versi moderni e ne facea, prediligendo chi
glieli lodasse; chiamò di Germania i dotti Luca Olstenio ed Abramo
Echellense, di Levante Leone Allacci, oltre il fiore degl’Italiani;
agli ecclesiastici interdisse i negozj secolareschi; pubblicò
migliorato il Breviario romano, correggendone egli medesimo gl’inni;
da San Benedetto di Polirone nel Mantovano fece trasferire le ceneri
della contessa Matilde in Vaticano, ponendole un mausoleo, di cui
Lorenzo Bernini fece il disegno e la stat

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