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de Cesare Cantù

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"Storia degli Italiani, vol. 09 (di 15)" by Cesare Cantù is a historical account written in the late 19th century. This work dives into the complex evolution of Italian civilization following the fall of the Roman Empire, exploring the fragmented political state of Italy and the intertwining of various social classes. The narrative appears rich with insights into the characters and concepts that defined Italy during the Middle Ages and the Renaissance, particularly focusing on figures such as Girolamo Savonarola. The opening of the volume sets the stage by discussing the historical context of Italy after the collapse of the Roman Empire. It outlines the disintegration of authority and the rise of feudalism, where local lords had significant power over their territories. Cantù discusses the dual role of the Pope as both a spiritual leader and a political figure, emphasizing the complexities of power dynamics between local barons and emerging cities. The text also hints at Savonarola’s

Así empieza

Prospetto generale. — Il Savonarola.

Nè idolatri del passato, nè abbagliati dal presente, e confidenti
nell’avvenire, seguendo con attenzione e sincerità l’evoluzione di
quel fatto complesso che si chiama incivilimento, specialmente nel
nostro paese, abbiamo veduto dallo sciogliersi dell’impero romano
cominciare uno sminuzzamento, che la sovranità restrinse perfino a
villaggi e a semplici castelli. Carlo Magno tentò agglomerarli per
mezzo della Chiesa e del sistema benefiziario, divenuto poi feudale: e
la rinnovazione dell’impero d’Occidente ricollocò il rappresentante e
l’eletto dei Romani sopra ai baroni conquistatori e ai re stranieri,
non già con un dominio a modo degli antichi augusti, ma con un
patronato.

Nella gerarchia di quella società universale che chiamavasi
cristianità, il solo imperatore possedeva la delegazione imperiale,
fin quando Filippo il Bello di Francia, nell’intento di contrariare
la Chiesa, pretese regnare per grazia di Dio. I baroni, investiti
del suolo e della sovranità territoriale, prestavano omaggio al
caposignore, del resto operavano indipendenti; e tali si resero
pure i vescovi e le città, fosse allo scopo di garantire le antiche
consuetudini, fosse per usufruire le franchigie feudali.

Tale sistema si svolse ne’ secoli, che, anche dopo tanti studj,
malissimo sono conosciuti, sì per le menzogne di quei che in essi
vogliono osteggiare il presente o ribramare un passato irremeabile;
sì per la frivolezza dei manovali della letteratura che, superbamente
drappeggiandosi ne’ pregiudizj, sentenziano ad aneddoti ed epigrammi;
sì per la reale difficoltà d’intendere, nella regolarità impersonale
delle odierne società, quei tempi di piena indipendenza personale,
quando di leggi tenevano luogo le consuetudini locali, la promessa,
l’omaggio, in una g

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