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Historia Italiano 7 capítulos

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de Cesare Cantù

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"Storia degli Italiani, vol. 04 (di 15)" by Cesare Cantù is a historical account written in the late 19th century. This volume delves into the intricate history of Italy, focusing specifically on the period surrounding the transition from the reign of Marcus Aurelius to later emperors, highlighting the rise of military despotism and its repercussions on Roman society and governance. The opening of the work introduces the reader to a crucial historical period, detailing the notable changes in leadership as Rome transitioned from relative stability under the Antonine emperors to a more chaotic and autocratic rule characterized by military influence. Cantù explores the implications of these shifts, illustrating how military discipline increasingly overshadowed civic governance and examining figures like Commodo and his successors who epitomized the era's tyranny. The text sets the stage for a comprehensive examination of power dynamics within the Roman Empire, focusing on the interplay b

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Da Comodo a Severo. Despotismo militare.

Di età la più felice del genere umano furono da alcuno qualificati gli
ottantaquattro anni dalla morte di Domiziano a quella di Marc'Aurelio;
e il nome degli Antonini restò così caro ai Romani, che i successori
l'aggiunsero al proprio, sebbene non curassero meritarselo; anzi
da quel punto si manifesta più apertamente, e senz'ammanti di
giurisdizione civile, il despotismo militare; pessima fra le tirannidi,
perchè soffoga le passioni che sono vita della società.

Lo aveva preparato Augusto coll'incarnare nello Stato la forza militare
per mezzo delle guardie pretoriane. In onta dell'antica costituzione,
erano aquartierate in Italia; poi Tiberio, col pretesto d'esimere le
altre città dagl'incomodi alloggi e di mantener meglio la disciplina,
stanziò le loro dieci coorti sui colli Quirinale e Viminale, in un
campo fortificato donde padroneggiavano e minacciavano Roma; Vitellio
le crebbe a sedicimila. Erano più che bastanti a tener in freno
qualche milioni d'inermi; ma guaste negli ozj d'un'opulenta città,
vedendo dappresso i vizj del regnante e la fiacchezza del governo, si
persuadevano che nulla resisterebbe alla loro forza, e come arbitri
assoluti, davano e toglievano l'impero, non per altro, sovente,
che per la speranza del donativo. Gl'imperatori per connivenza ne
dissimulavano l'indisciplina, ne compravano il favore e il voto, che
esse pretendevano poter dare quali fiore e rappresentanti del popolo;
i loro capitani nei casi di Stato sedevano giudici[1], col qual mezzo
superarono di potenza i consoli stessi, e contribuirono a sfasciare il
senato. Quando poi Comodo nel prefetto del pretorio unì al militare
comando un'autorità civile, come ministro di Stato e presidente al
consiglio del principe, quella dignità divenne la prima del

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