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Historia Italiano 7 capítulos

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de Cesare Cantù

Portada de Storia degli Italiani, vol. 02 (di 15) de Cesare Cantù

"Storia degli Italiani, vol. 02 (di 15)" by Cesare Cantù is a historical account written in the late 19th century. This volume continues the exploration of Italian history, delving into themes of slavery and civil wars, primarily focusing on ancient Rome. It examines the societal structures, moral injustices, and the implications of warfare on the lives of various classes within Roman society. The opening of this volume addresses the systemic nature of slavery in ancient Rome, highlighting how slaves were viewed as property rather than individuals with rights. It discusses the legal framework surrounding slavery, the brutal realities faced by enslaved individuals, and the economic reliance of Roman citizens on slave labor. Moreover, it introduces the topic of civil strife, alluding to multiple uprisings among slaves and the conflicts resulting from their desperate conditions. Through vivid descriptions, the text sets a grim, yet crucial stage for understanding the darker facets of Rom

Así empieza

Gli schiavi. — Guerre civili.

Se la giustizia non è una legge eterna, ma deriva da patti sociali
e da decreti, non può concernere se non coloro che stipularono; lo
straniero sarà un nemico, e ciascuno potrà ucciderlo a voglia; i vinti
si manderanno per le spade, se pure non si trovi più utile il servarli
(servi) pei proprj bisogni, e perchè facciano tutto ciò che al
vincitore talenti. Così logicamente veniva stabilita la maggiore delle
iniquità, e l'ulcera delle società antiche.

Gli schiavi, come in tutta l'Asia, l'Egitto, la Grecia, così in Roma
abbondavano; e conforme alla giustizia suddetta, Dionigi d'Alicarnasso,
parlando di Servio Tullio, trova che i Romani acquistavano i servi
con mezzi legittimissimi[1], giacchè o li compravano all'incanto, o
li riceveano col bottino, od ottenevano dal generale di serbar quelli
ch'essi aveano presi in guerra, o li compravano da chi gli avea
avuti per le vie predette. Oltre gli acquistati in guerra, alcuni
eransi venduti da se stessi per vizio, o dai creditori, o dalla legge
(servi pœnæ); altri erano nati in casa (vernæ); altri raccolti
bambini nelle esposizioni, comunissime allora quando ogni padre poteva
ricusare di levar di terra il figlio natogli. Estese le conquiste,
si portarono schiave a Roma anche persone nobili ed istruite,
principalmente dalla Magna Grecia e dalla Sicilia: crebbero poi a
migliaja nelle guerre con Cartagine, col'Illiria, colle Gallie. Del
farne nascere in casa poco s'avea cura, credendosi questi men robusti,
e parendo gittato il tempo in cui si deve lasciar inoperosa la madre, e
nutrire il bambino senza frutto.

Lo schiavo non è persona, ma cosa[2]: perciò non ha rappresentanza
nel consorzio civile, non può deporre in testimonio, non citare in
tribunale, non aver nozze legittime nè figli proprj, non tes

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