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de Cesare Pascarella

Portada de Prose (1880-1890) de Cesare Pascarella

"Prose (1880-1890)" by Cesare Pascarella is a collection of essays and writings penned during the late 19th century. The work explores the lives and experiences of various artists and models, depicting the exuberance, struggles, and tragedies inherent in the pursuit of art and personal expression in the cultural milieu of Italy. The opening of the book introduces us to a crowded studio shared by artists living in a cramped attic beset by distractions, including a trombone-playing neighbor and the clang of a piano. The narrators, who are struggling artists, discuss the necessity of finding a suitable workspace, prompting them to explore different studios around Rome. They encounter a diverse mix of characters, including a melancholic painter contemplating a move to Naples and a group of eccentric artists with unique views on their craft. Through these interactions, Pascarella sets a humorous yet poignant tone that examines the precarious existence of artists and the relentless quest f

Así empieza

Dormivo profondamente, quando alla stazione di Valmontone lo sportello
della vettura fu aperto ed una comitiva di uomini e donne entrò nel
vagone.

Svegliatomi di soprassalto mi rincantucciai in un angolo dello
scompartimento, e con gli occhi socchiusi, mi misi a guardare con
curiosità i miei nuovi compagni di viaggio e le valige, le cappelliere,
le sacche da notte ricamate di lana rossa e gialla, le borse di pelle e
di tela, i canestri ed i fagotti di tutte le misure, che avevan portato
con loro.

Un uomo sui sessant'anni, grasso e grosso, pareva essere il direttore
della compagnia, e appena entrato nella vettura, non curandosi dei
saluti dei vignaroli e dei contadini ch'eran venuti ad accompagnarlo
fino agliu vapore e gli gridavano: — Forte, sor Piè'! addio sor
Piè'! Stacce bene, sor Piè'! — egli si mise, seriamente, a disporre
in alto su la rete le valige più buone ed a spingere sotto ai sedili
i canestri ed i fagotti. Le ragazze, intanto, si litigavano i posti
vicini agli sportelli, e ridendo si indicavano a dito l'una con l'altra
i paesi arrampicati sulle montagne lontane, e chiamavano replicatamente
Peppino e Maddalena perchè accorressero anch'essi a vedere, li ponti
su li fiumi, piccoli piccoli, e le montagne che toccaveno el celo.
Ma Peppino e Maddalena non si muovevano: seduti strettamente vicini
si guardavano negli occhi, si sorridevano e, di tanto in tanto, si
scambiavano qualche parola.

Mentre il treno correva afferrai questo brano di dialogo: — Dimme
un po', Peppino, è vero che in certi punti nun se ne vede la fine?
— E lui, pesando le parole: — Se capisce! Subito che el mare fenisce
addòve comincia el cielo!

Quando sur un colle apparvero le case di Frosinone, il sor Pietro, dopo
di aver paragonata la lentezza insopportabile delle diligenze con la
rapidit

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