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Historia Italiano 6 capítulos

Leer Passeggiate per l'Italia, vol. 5 online gratis (en italiano)

de Ferdinand Gregorovius

Portada de Passeggiate per l'Italia, vol. 5 de Ferdinand Gregorovius

"Passeggiate per l'Italia, vol. 5" by Ferdinand Gregorovius is a historical account written in the late 19th century. The book serves as a vivid travelogue that details the author's explorations and observations of various sites in Italy, particularly focusing on Girgenti (Agrigento) and its historical significance. The work intricately weaves together personal experiences with rich historical context, making it a compelling resource for those interested in both travel and Italian history. The opening of this volume recounts Gregorovius's journey from Palermo to Girgenti on horseback, accompanied by a local guide. He describes the stunning Sicilian landscape, from mountainous terrains to lush plains, as he traverses through towns like Alcamo and Segesta. His prose is imbued with observations of the natural beauty, ancient ruins, and the tragic history of Agrigento, setting the stage for a detailed exploration of its monumental temples and the philosophical legacy of figures like Emped

Así empieza

Allegri suoni echeggiavano nella magnifica casa di Arrio, canti di
schiavi operosi e risa di solerti fanciulle, che insieme con gli
efebi intrecciavano nel cortile molti e graziosi fiori variopinti,
quale addobbo festivo per il domani. Tutto ciò che ognora offrivano
i campi ed i giardini di Pompei, era lì dintorno accumulato; già si
contornavano le colonne di ghirlande di edera e scintillavano rosei
nastri. Agili poi correvano su e giù gli affaccendati schiavi, a
frotta portando vasi e brocche e aurei utensili per la festa, perchè
dappertutto raggiasse e splendesse la casa di serena bellezza.

Ritornava la desiderata figliuola di Arrio, che il padre aveva condotta
a Roma dalla piccola Pompei, acciò vi osservasse il mondo, i costumi,
e una nobile educazione ne compisse il fiore della gioventù. E subito
il padre aveva convitato a banchetto gli amici, perchè degni ospiti
onorassero la nuova arrivata; e chi ora vedesse la casa quale si ergeva
magnificamente la più bella di Pompei,[4] sentirebbe scoppiarsi il
cuore di gioia e arriderebbe alla festa.

Se ne stava nel cortile il capo degli schiavi Peisandro, appoggiato ad
una colonna dell'ingresso; a voce alta gridava: «Intrecciatemi presto,
o efebi e fanciulle, i serpeggianti fiori; Elio declina al mare; già
cresce più forte colà intorno alla bruna e fumante cima del Vesuvio
una irradiazione del colore dell'iride. Quest'oggi l'aria è afosa e
non aleggia dal golfo nessun soffio respirabile. Affrettate le mani, ne
tocca festeggiare la divina Ione».

Affrettate le mani, ne tocca festeggiare la divina, Ione! — Così
come un'eco risuonò questa voce di là, alla finestra, dove sul
cortile sorgeva il luminoso e aereato piano. Frattanto, s'indugiava
nell'officina tutto ingegnoso ed occupato un garzone, curvo sulla
tavola presso la fine

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