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de Ferdinand Gregorovius

Portada de Passeggiate per l'Italia, vol. 5 de Ferdinand Gregorovius

Allegri suoni echeggiavano nella magnifica casa di Arrio, canti di schiavi operosi e risa di solerti fanciulle, che insieme con gli efebi intrecciavano nel cortile molti e graziosi fiori variopinti, quale addobbo festivo per il domani. Tutto ciò che ognora offrivano i campi ed i giardini di Pompei, …

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Allegri suoni echeggiavano nella magnifica casa di Arrio, canti di schiavi operosi e risa di solerti fanciulle, che insieme con gli efebi intrecciavano nel cortile molti e graziosi fiori variopinti, quale addobbo festivo per il domani. Tutto ciò che ognora offrivano i campi ed i giardini di Pompei, era lì dintorno accumulato; già si contornavano le colonne di ghirlande di edera e scintillavano rosei nastri. Agili poi correvano su e giù gli affaccendati schiavi, a frotta portando vasi e brocche e aurei utensili per la festa, perchè dappertutto raggiasse e splendesse la casa di serena bellezza.

Ritornava la desiderata figliuola di Arrio, che il padre aveva condotta a Roma dalla piccola Pompei, acciò vi osservasse il mondo, i costumi, e una nobile educazione ne compisse il fiore della gioventù. E subito il padre aveva convitato a banchetto gli amici, perchè degni ospiti onorassero la nuova arrivata; e chi ora vedesse la casa quale si ergeva magnificamente la più bella di Pompei,[4] sentirebbe scoppiarsi il cuore di gioia e arriderebbe alla festa.

Se ne stava nel cortile il capo degli schiavi Peisandro, appoggiato ad una colonna dell'ingresso; a voce alta gridava: «Intrecciatemi presto, o efebi e fanciulle, i serpeggianti fiori; Elio declina al mare; già cresce più forte colà intorno alla bruna e fumante cima del Vesuvio una irradiazione del colore dell'iride. Quest'oggi l'aria è afosa e non aleggia dal golfo nessun soffio respirabile. Affrettate le mani, ne tocca festeggiare la divina Ione».

Affrettate le mani, ne tocca festeggiare la divina, Ione! — Così come un'eco risuonò questa voce di là, alla finestra, dove sul cortile sorgeva il luminoso e aereato piano. Frattanto, s'indugiava nell'officina tutto ingegnoso ed occupato un garzone, curvo sulla tavola presso la fine

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