"L'Antologia di Gian Pietro Vieusseux" by Paolo Prunas is a historical account written in the early 20th century. This work explores the significant role played by the Florentine literary journal "Antologia" in the development of Italian thought during its twelve years of publication. It delves into the life and contributions of Gian Pietro Vieusseux, examining how his efforts influenced Italian literature and cultural discourse. The opening of the book sets a context for the discussion by reflecting on the political and literary conditions in Italy after the fall of Napoleon. It introduces Gian Pietro Vieusseux, who founded the "Antologia" amid the tumult of post-war Italy, expressing his vision for a journal that could unite diverse intellectual voices. The text references the challenges faced by Vieusseux and the "Antologia", detailing the literary landscape of the time, the opposition he encountered, and the hopes he held for fostering a vibrant literary community. This introducti
Así empieza
Le origini dell'Antologia
Un rapido sguardo alle condizioni politiche e letterarie d'Italia
dopo il 1814. — I giornali letterarî piú importanti innanzi il
'21. — Lorenzo Collini e i giornali di Toscana. — Gino Capponi in
Londra, e il suo Progetto di giornale. — Gian Pietro Vieusseux
in Firenze, e il suo Gabinetto scientifico-letterario. — Gino
Capponi ritorna in patria, e sfiduciato abbandona l'impresa. —
Gian Pietro Vieusseux fonda l'Antologia. — Le prime difficoltà
da superare, e le prime accoglienze al nuovo giornale. — Nuove
difficoltà nel persistere, e la meravigliosa energia di Gian
Pietro Vieusseux.
“Soldati: nel mio esilio ho sentita la vostra voce. Io sono giunto
attraverso tutti gli ostacoli e tutti i pericoli presso di voi....
Riprendete quelle aquile che avevate ad Ulma, ad Austerlitz, a Jena, a
Eylau, a Friedland, a Tilsitt, a Echmüth, a Wagram, a Smolensko, a
Mosca, a Posen.... e la vittoria marcerà a passo di carica.... L'aquila
co' i colori nazionali volerà di campanile in campanile fino alle torri
di Nostra Signora: allora voi potrete mostrare con onore le vostre
cicatrici, voi potrete dire con orgoglio: Io pure faceva parte di quella
grande armata che è entrata due volte nelle mura di Vienna, in quelle di
Roma, di Berlino, di Madrid, di Mosca....„[5]. Cosí, lasciatasi alle
spalle l'isola d'Elba, gridava Napoleone a' suoi veterani, ponendo il
piede su 'l suolo di Francia. Ma l'Europa era omai intollerante de'
troppo gravi tributi, e delle offese gravi e tutti i dí rinfrescate, e
di una guerra che da quasi vent'anni durava: la Francia stessa era
stanca di offrire ogni anno migliaia di vittime in sacrificio al suo
Cesare. I principi, che diceansi legittimi, avevano promesso,
promettevano ancora: e i popoli, che li credevano dall'espe
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