"I viaggi di Gio. da Mandavilla, vol. 2" by Sir John Mandeville is a travelogue written between 1357 and 1371 that claims to chronicle an Englishman's journeys across the Near East to India and China. This fantastical account blends borrowed narratives from genuine explorers with legendary tales of monsters, exotic customs, and distant lands. Despite its unreliable nature, the work influenced Christopher Columbus and became extraordinarily popular across Europe. The true author remains unknown, with "Sir John Mandeville" likely being an invented persona. (This is an automatically generated summary.)
Así empieza
toma vale X. mila fiorini d'oro, e questo si può bene sommare. Il Re di
questo paese è molto possente; non dimeno è sotto posto al Gran Cane;
e 'l Gran Cane à sotto di sè XII. simile provincie; e in questo paese
sono buone ville. Quivi è una buona usanza, perchè sono alcuni ostieri,
a li quali, volendo far festa, o veramente convito, si dice: fatemi
aparechiare domane per tanta gente da mangiare; dicendogli propio
tutto el numero, e le vivande manifestandogli; e dicendogli: io voglio
ispendere ancora tanto, e non più. Subitamente l'oste farà aparechiare
sì pulitamente, che di nulla vi fallerà; e più presto e con assai meno
spesa, che non farebe nella sua propia casa. E da questa città, lungo
V. leghe, verso il capo di questa riviera di Dalai, è un'altra città,
chiamata Mencha. In questa città si truovono grandissimi navilii, e
sono tutte le nave bianche, come neve, per la natura del legnio, e
sono grandissime e bellissime navi e bene ordinate; ne le quali sono
sale con camere; e sono così bene ordinate e adobbate, come fussino in
terra, edificate in una casa. Poi si va, per lo paese, per molte ville
e per molte città insino a una città che si chiama Lenterim, la quale è
di lungo otto giornate dalla città sopra eletta. Questa città sta sopra
una riviera grande e larga, che si chiama Caromoran: questa riviera
passa pel mezo Catai, e spesse volte dannegia el paese, quando ela
cresce troppo.
DELL'ISOLA DI CATAI, E DELLE CITTÀ CHE IVI SONO, E DEL PALAZO DEL GRAN
CANE, E DELLE SUE MAGNIFICENZIE.
Catai si è un'isola bella e buona, e mercatantesca, e rica. Ivi vanno
ogni anno e mercatanti per ispezie e per altre mercatanzie più che non
vanno altrove. E sapiate, che' mercatanti, e quali vanno da Genova
e da Vinegia e da l'altre parte di Lombardia e di Romagna, e' vanno
per mar
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