"Sotto il velame: Saggio di un'interpretazione generale del poema sacro" by Giovanni Pascoli is an analytical treatise that explores the themes and interpretations of Dante Alighieri's "Divina Commedia," likely written in the early 20th century. The work delves into Dante's allegorical and philosophical concepts, aiming to clarify and reinterpret the deeper meanings behind Dante's words, especially those pertaining to the human condition and its spiritual journey. The opening of this work introduces the author's intention to shed light on the complexities of Dante's thought, emphasizing the importance of understanding Dante's poems beyond surface-level interpretations. Pascoli presents the idea that misinterpretations have obscured the beauty and truth within Dante's writing and posits that a careful and profound analysis can help realize the depth of his philosophical insights. He addresses both critics and readers, inviting them to engage with this serious study of Dante's works an
Así empieza
Nel Convivio Dante parla dell'“adolescente che entra nella selva erronea
di questa vita„,[8] il quale “non saprebbe tenere il buon cammino, se
dalli suoi maggiori non gli fosse mostrato„. Nella Comedia dice:[9]
mi ritrovai per una selva oscura
chè la diritta via era smarrita.
. . . . . . . . . . . . .
I' non so ben ridir com'io v'entrai.
Non sa Dante ridire come v'entrasse; quando v'entrasse, sappiamo da
Beatrice:[10]
si tosto come in su la soglia fui
di mia seconda etade e mutai vita,
questi si tolse a me e diessi altrui.
. . . . . . . . . . . . . .
e volse i passi suoi per via non vera.
Beatrice saliva da carne a spirito; e Dante pien di sonno abbandonava la
verace via. La donna gentilissima, agli angeli eternamente vigili che
cantano intorno al suo carro, indica in certo modo l'età in cui ell'era
quando morì, per dir quella in cui il suo pentito amatore si addormì e
smarrì. Perchè ella sa che l'età di lei è unita da un vincolo misterioso
a quella di lui: l'una è a capo, l'altra in fondo al medesimo anno; come
Dante scrisse nel libello della Vita Nuova:[11] “quasi dal principio del
suo anno nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio
nono„. Quando dunque ell'era in su la soglia della seconda età, cioè
della gioventù che vien dopo l'adolescenza “la quale dura infino al
venticinquesimo anno„, Dante aveva passata questa soglia, e non si
sarebbe potuto più dire adolescente.
Eppure in quel medesimo libello Dante racconta che almeno un anno[12]
egli rimase fedele a Beatrice fatta de' cittadini di vita eterna, e che
solo “alquanto tempo„ dopo l'anniversario, si mosse a pietà di sè
vedendo la pietà d'una gentile donna giovane e bella molto: il che fu un
togliersi a Beatrice e darsi altrui. Fu dunque un anno e alquanto tem
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