"Miei Pensieri di varia Umanità" by Giovanni Pascoli is a collection of essays written in the early 20th century. The work reflects on themes of humanity, justice, and the role of the artist and poet in society. It blends personal musings with social commentary, exploring the deep connections between art, morality, and the human experience. At the start of the collection, Pascoli expresses his affinity for Sicily, addressing his editor with admiration for the Sicilian people's silent dignity. He touches upon themes of justice, questioning society's response to crime and crime's effects on families left in sorrow. With a philosophical tone, he reflects on the moral aspects of humanity and highlights the importance of a compassionate understanding of people, setting the stage for deeper reflections on human nature throughout the essays. This opening introduces readers to Pascoli's intersection of personal emotion and broader social critique, inviting them into a nuanced exploration of v
Así empieza
È dentro noi un fanciullino[1] che non solo ha brividi, come credeva
Cebes Tebano, che primo in sè lo scoperse, ma lagrime ancora e tripudi
suoi. Quando la nostra età è tuttavia tenera, egli confonde la sua
voce con la nostra, e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra
loro, e, insieme sempre, temono sperano godono piangono, si sente un
palpito solo, uno strillare e un guaire solo. Ma quindi noi cresciamo,
ed egli resta piccolo; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare,
ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia: noi ingrossiamo
e arrugginiamo la voce, ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo
tinnulo squillo come di campanello. Il quale tintinnio secreto noi non
udiamo distinto nell'età giovanile forse così come nella più matura,
perchè in quella occupati a litigare e perorare la causa della nostra
vita, meno badiamo a quell'angolo d'anima donde esso risuona. E anche,
egli, l'invisibile fanciullo, si pèrita vicino al giovane più che
accanto all'uomo fatto e al vecchio, chè più dissimile a sè vede quello
che questi. Il giovane in vero di rado e fuggevolmente si trattiene col
fanciullo, chè ne sdegna la conversazione, come chi si vergogni d'un
passato ancor troppo recente. Ma l'uomo riposato ama parlare con lui e
udirne il chiacchiericcio e rispondergli a tono e grave; e l'armonia
di quelle voci è assai dolce ad ascoltare, come d'un usignolo che
gorgheggi presso un ruscello che mormora.
O presso il vecchio grigio mare. Il mare è affaticato dall'ansia della
vita, e si copre di bianche spume, e rantola sulla spiaggia. Ma tra
un'ondata e l'altra suonano le note dell'usignuolo, ora singultite
come un lamento, ora spicciolate come un giubilo, ora punteggiate
come una domanda. L'usignuolo è piccolo, e il mare è grande: e l'uno è
giovane, e l'altro è
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